Negli ultimi anni, e ciclicamente nel dibattito sanitario nazionale, riemerge il tema di un presunto conflitto di competenze tra i Medici specialisti in Anestesia e Rianimazione (ARTID) e i Medici specialisti in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU), in particolare nell’ambito dell’emergenza territoriale avanzata e dell’elisoccorso.
Come Presidente dell’Italian Emergency Medicine Interest Group (IEMIG), ritengo doveroso ribadire con chiarezza che tale conflitto, nella pratica clinica reale e nei sistemi di emergenza evoluti, non esiste. Esiste invece una complementarietà strutturale, fondata su competenze integrate, responsabilità condivise e obiettivi comuni.
Dalla contrapposizione alla competenza
L’emergenza moderna non può più essere interpretata attraverso una visione statica delle specializzazioni. Le esigenze cliniche dei pazienti critici, la complessità organizzativa dei sistemi tempo-dipendenti e l’evoluzione tecnologica impongono un approccio basato sulle skills effettivamente possedute, mantenute e certificate, non su confini professionali rigidi.
In questo contesto, ARTID e MEU rappresentano due profili professionali differenti ma profondamente interconnessi: il primo storicamente orientato alla gestione perioperatoria e intensiva del paziente critico;
il secondo formato specificamente per la valutazione rapida, la decisione clinica in condizioni di incertezza e la gestione globale dell’acuto, dal territorio al Dipartimento di Emergenza.
Nei sistemi più avanzati, queste competenze non si escludono, ma si sommano.
Il riferimento ai modelli internazionali:
Anche a livello internazionale, e in particolare nei modelli statunitensi, il principio guida è chiaro. L’American College of Emergency Physicians (ACEP) riconosce all’Emergency Physician un ruolo centrale nei sistemi di emergenza, inclusi i contesti preospedalieri avanzati e la medical direction degli EMS.
ACEP promuove un modello in cui:
la leadership clinica è fondata sulla formazione specifica in emergenza e sulla competenza operativa;la qualità dell’assistenza preospedaliera e ospedaliera dipende dalla capacità del medico di integrare valutazione clinica, decision making rapido e coordinamento del team;
non esistono ambiti “esclusivi” per definizione, ma ambiti di responsabilità affidati a professionisti adeguatamente formati e continuamente aggiornati.
Questo approccio, basato sulle competenze e non sulle contrapposizioni, rappresenta un riferimento utile anche per il contesto italiano.
Il ruolo del MEU nel sistema italiano: una riflessione necessaria
Nel nostro Paese, la Medicina d’Emergenza-Urgenza ha compiuto un percorso importante di crescita e consolidamento. Tuttavia, è necessario evitare una deriva culturale e organizzativa che rischierebbe di snaturarne il ruolo. Il Medico di Emergenza-Urgenza non deve trasformarsi in un mero “dattiloiatra–ricoverista dell’emergenza”, chiamato esclusivamente a eseguire, registrare e trascrivere decisioni assunte da altre figure professionali.
Al contrario, il MEU deve essere messo nelle condizioni di:
A) applicare pienamente le competenze acquisite nel proprio percorso formativo;
B) esercitare un ruolo decisionale clinico nella gestione del paziente acuto e critico;
C) contribuire attivamente alla stratificazione del rischio, alla scelta del percorso diagnostico-terapeutico e alla gestione iniziale delle patologie tempo-dipendenti.
D) Limitare il MEU a un ruolo meramente esecutivo non solo mortifica la professione, ma rappresenta un impoverimento per l’intero sistema di emergenza.
E) Formazione continua e integrazione operativa
La vera garanzia di qualità assistenziale non risiede nell’esclusività di una specializzazione, ma nella formazione continua e condivisa, con aggiornamento periodico delle competenze chiave: gestione avanzata delle vie aeree, ventilazione, sedazione, ecografia point-of-care, shock e trauma care, decision making in condizioni critiche.
ARTID e MEU, quando inseriti in modelli organizzativi maturi, rappresentano una risorsa sinergica capace di elevare il livello di sicurezza, appropriatezza ed efficacia dell’assistenza.
In conclusione: Il futuro dell’Emergenza non è nella contrapposizione tra specialità, ma nella collaborazione strutturata, nel rispetto reciproco dei ruoli e nella valorizzazione delle competenze.
È responsabilità delle società scientifiche, delle istituzioni e dei professionisti evitare conflitti sterili e lavorare per un sistema in cui ogni medico possa esprimere al meglio il proprio potenziale, nell’interesse esclusivo del paziente.
È questa la visione che IEMIG sostiene e continuerà a promuovere, in coerenza con i modelli internazionali più avanzati e con le reali esigenze del Servizio Sanitario Nazionale.
“…study hard, get skilled for saving lives…”
—
F. Lai, MD
Presidente IEMIG
ACEP Liaison Ambassador in Italy